A volte ci sono sguardi di altri nella mensa che ti raccolgono, ti colpiscono. Molti di questi rimangono tali e quali a prima: sconosciuti. Non hanno una vitalità neanche loro, o forse la hanno nella loro stessa vita. Come per Giovanni non riesco a leggere le menti altrui, ma solo quei gesti che sono tanto chiari perché li fanno spesso. Dallo scaccolarsi il naso al gesticolare in gruppo. Dal poggiare la testa sulla tavola al leggere il telefonino distrattamente. Dal guardare con occhi sbarrati la propria amica all’ignorarla quasi al punto di chiedersi perché si sia ancora con lei. Dal ridere senza motivo al doversi scusare con altri per il rumore fatto o per un involontario tocco con il gomito. Queste sono i miei compagni sconosciuti di vita, questi sono coloro che fanno da sfondo ad alcune mie giornate.

Mi è capitato di vedere tante volte persone dietro la persona a cui parlavo, ai miei fianchi prima di superarli in una passeggiata verso casa o durante una corsa verso lezione, il momento prima di superarli in bicicletta. Poi alcuni di questi emergono come funghi, emettono dei suoni che riconosci essere quelli del tuo nome. Ed ecco che compare un volto di un amico che non vedevi da un paio di settimane. Vi fermate a raccontarvi come state e, poi, a causa del tempo che stringe sempre ci si deve lasciare per continuare le proprie avventure. E continuano altri personaggi che sfilano, altri che si fanno sentire da dietro toccandoti la spalla. Ora qui, seduto a lezione mentre leggi un libro per intrattenere il tempo, ora qui seduto su di una panchina mentre parli con un amico di tuo cugino, poi là dove a volte sei su di una sedia e hai davanti a te un tavolo grande che ti impedisce i movimenti, ma ti consente di appoggiarci i gomiti. Compaiono subito amici per ogni lato e il bar proprietario del tavolo e degli altri tavoli intorno, tutti pieni di altri ragazzi che ridono, scherzano e assaggiano il buffet senza limiti. Stai parlando a degli occhi nocciola. Ignori ormai da qualche secondo l’argomento di conversazione perché annuisci in automatico con marcato interesse. I tuoi pensieri errano verso la tua beneamata vita complicata.

E sul mare di volti che passano dietro di me, o quelli che sono davanti a me, senza che io neanche me ne accorga sfilano dei pensieri particolari. Mi succede anche quando ho delle cuffiette nelle orecchie. Ci sono pensieri ad ogni ora, ad ogni minuto. Molti di questi vanno a finire nel dimenticatoio e tutti, almeno ritengo questo, sono allo stesso piano.

E di sicuro in un mare così vasto di pensieri ti capirà il giorno in cui vorrai buttarci la rete e prendere una di quelle idee ardimentose, quelle che poi puoi diffondere con orgoglio. Un punto di partenza giusto, rinnovato per la tua vita portata avanti in maniera abituale. E così con queste, così con le persone che sono sempre con te, come pesci nel mare (direbbe qualcuno). Sta a te dedicarci quel minuto in più, quell’attimo forte, per ritrovartele un giorno futuro nei tuoi futuri pensieri.