20/07/2012 00:04

Picchiettavo una bacchetta d’ebano sul palmo della mano e guardavo fuori alla finestra con il sole ancora alto. Stavo facendo mente locale sul cosa fare dopo mezzogiorno, come organizzarmi, quando il bacchettare lento e ritmico mi ha totalmente sottratto al pensiero. Il tamburellare è diventata la mia attività principale e avevo interesse momentaneo solo per quello. E’ stata mia zia a disincantarmi “Leo, me la faresti una cortesia?” e poco dopo ero già fuori casa. Adoro le giornate estive per tutti quei colori dorati che verso l’ora di pranzo si vedono sugli alberi e sui palazzi. Apprezzavo anche con il carico di commissioni, ma erano cose da poco. Suono di vetri della porta del droghiere e di nuovo vento della strada. Zerbino color beige del negozio di animali e poi un’altra volta fuori al caldo.

A casa stavo per tornare presto, ma mi ha fermato Luigi che mi vuole avvisare delle scelte scriteriate dei figli: uno se ne è andato a Padova e l’altro ha lasciato l’università a Roma. Di questo ne sapevo poco dato che dei figli di Luigi non me ne importava molto, chissà come infatti non mi diede fastidio la conversazione, anzi ne ho tratto uno spunto di pensieri nel tragitto verso casa. Spostarsi, ritornare e metter radici: su queste tre cose avevo fatto spazio. La bacchetta d’ebano quasi non c’era più.

La cena con panini di diversa imbottitura e poi nel cambio di luce serale. Guardavo i lampioni dalla finestre, più che gli alberi e mi immaginavo alcuni discorsi su Tesla che avevo fatto con Giacomo. “Tesla contro Edison e i lampioni comparsi”, quasi sembrava esserci un titolo di film. I figli di Luigi lasciavano Roma e andavano da altre parti e Tesla se ne viaggiava in America a lavorare. Perché questa necessità di spostamento? Ho cercato di sviare la domanda perché io a casa mi trovavo bene ed avevo di che essere soddisfatto. Proprio per questo poi non sono riuscito a non rispondermi perché mi chiedevo se ci dovesse essere in me la sensazione di partire. L’ho mai avuta? E perché la hanno gli altri? Non sono di certo invidioso, ma un paragone su due piedi va fatto e non certo di nascosto.

Messo tutto in pausa ho fatto le scale, i ciottoli di pietra e sono arrivato vicino al laghetto vicino casa. Mi hanno offerto da bere dei miei vicini ed ho accettato. Luminarie tutt’intorno al laghetto. C’era una festa e musica da ballo.